Durante la Seconda guerra mondiale, le Mainarde furono teatro di una delle fasi più dure della campagna d’Italia. In questo contesto montano impervio, i soldati polacchi della 5ª Divisione di Fanteria Kresowa combatterono eroicamente contro le truppe tedesche, affrontando condizioni climatiche estreme e una dura resistenza. Questo articolo ricostruisce i principali avvenimenti, gli scontri più significativi e le difficoltà vissute dai militari polacchi tra Monte Marrone, San Biagio Saracinisco e la valle del Volturno. Un viaggio nella memoria attraverso luoghi, nomi e testimonianze che meritano di essere ricordati.
Seconda guerra mondiale: I soldati polacchi nelle Mainarde
Nella storiografia storica polacca è stato consolidato in modo errato un concetto generale riguardo ai combattimenti della Divisione di Fanteria Kresowa in Italia all’inizio del 1944. Per decenni, si è ripetuta in modo acritico l’affermazione che la 5ª Divisione Kresowa avrebbe operato lungo il fiume Sangro – una totale assurdità, che perpetua un errore iniziale contenuto negli ordini e nei rapporti del 2º Corpo Polacco. Questo errore è riportato invariato in tutte le pubblicazioni polacche, che a loro volta vengono poi citate come fonti primarie.
Purtroppo, anche eminenti storici contemporanei dimostrano lacune nelle conoscenze necessarie di cartografia e, più in generale, di fisiografia dei territori in cui operò il 2º Corpo Polacco. Occorre sottolineare che la precisione delle formulazioni richiede una verifica indispensabile, in quanto è fondamentale per la correttezza complessiva degli studi sull’argomento e per la sua presentazione alla comunità internazionale di storici interessati alle operazioni del Corpo del generale Władysław Anders in Italia.

In realtà, l’area operativa della 5ª Divisione di Fanteria Kresowa si estendeva dalle sorgenti del fiume Volturno (nei pressi della cittadina di Rocchetta a Volturno) fino alle sorgenti del fiume Rapido, nei pressi di San Biagio Saracinisco. Più precisamente, si trattava del settore difensivo organizzato lungo l’alto corso del Volturno (Alto Volturno), e in un’ampia zona che comprendeva le colline e gli altopiani di Venafro (Monti di Venafro). L’area descritta costituisce una zona ben precisa dell’Italia che non dovrebbe più essere confusa, nella storiografia polacca, con il generico riferimento al fiume Sangro.

Per un confronto chiaro, è sufficiente ricordare che il Volturno è il dodicesimo fiume più lungo d’Italia e sfocia nel Mar Tirreno, mentre le acque del fiume Sangro confluiscono nel Mare Adriatico.
In termini generali, è opportuno aggiungere che fu la 3ª Divisione Fucilieri dei Carpazi a partecipare alle operazioni lungo il Sangro, e che l’area di contatto tra le truppe carpatiche e la 5ª Divisione Kresowa era situata nella cittadina di Castel San Vincenzo.

Nel frattempo, il settore operativo della Divisione Kresowa si trovava sul fianco occidentale delle forze del 2º Corpo Polacco, dalla cresta dei monti presso le sorgenti del fiume Rapido, attraverso l’altopiano che si estende da San Biagio Saracinisco fino a Colli a Volturno, e quindi lungo la stretta valle fino a Castel San Vincenzo.

Un’altra caratteristica distintiva delle operazioni delle due divisioni polacche all’inizio del 1944 fu la condotta di operazioni difensive: la Divisione dei Carpazi di fronte alla Linea Gustav nel settore operativo dell’8ª Armata britannica, e la Divisione Kresowa sull’estremo fianco settentrionale della Linea Bernhardt (già sfondato dalla 2ª Divisione di Fanteria marocchina) nella zona di contatto con la Linea Gustav, cioè nel settore operativo della 5ª Armata americana. Purtroppo, nessuno tra gli storici polacchi pone attenzione a questo fatto. Si tratta invece di un elemento fondamentale, che dimostra il passaggio di una parte del fronte dagli americani ai polacchi dopo il fallimento del primo tentativo di sfondamento della Linea Gustav durante la prima battaglia di Monte Cassino.
Fronte invernale 1943–44
Nell’autunno del 1943, le forze alleate persero lo slancio offensivo a causa della decisione del comando tedesco di stabilire una linea difensiva organizzata, la cosiddetta “linea invernale”, che attraversava la penisola italiana e si basava sul massiccio dell’Appennino Centrale. All’epoca, questa zona era povera di collegamenti stradali e ostacolata da numerose barriere naturali. La modifica del piano di ritirata delle forze tedesche portò alla formazione di una linea difensiva stabile, che fu la causa principale dell’arresto dell’offensiva della 5ª Armata americana e dell’8ª britannica alla fine di novembre 1943. Di conseguenza, le operazioni offensive in Italia furono fortemente ridotte per oltre sei mesi lungo i fiumi Garigliano, Rapido e Sangro.
Occorre sottolineare che le operazioni d’attacco degli Alleati si basavano in gran parte sulla superiorità tecnica, il cui elemento fondamentale era la possibilità di impiegare efficacemente unità corazzate e motorizzate. Le difficili condizioni del terreno nell’Italia centrale e il rigido inverno tra il 1943 e il 1944 limitarono fortemente la capacità di sfondamento del 15º Gruppo d’Armata.
Contro le forze alleate in Italia operava il Gruppo d’Armata “C” tedesco, comandato dal feldmaresciallo Albert Kesselring. Era composto dalla 10ª Armata, che difendeva il fronte meridionale, e dalla 14ª Armata, che controllava il nord Italia.
I combattimenti precedenti a Mainarde
La presa del settore di Mainarde e del fiume Sangro da parte delle truppe polacche avvenne, come nel caso della quarta battaglia di Monte Cassino, dopo l’avanzata e i combattimenti delle truppe alleate. È importante ricordare il contributo graduale di tutte le unità che parteciparono nelle diverse fasi dello sfondamento delle difese tedesche sul fronte italiano. Purtroppo, anche questo aspetto viene spesso trascurato dagli storici polacchi.
Il 22 dicembre 1943, il generale Julius Ringel assunse il comando del settore difensivo di Mainarde, basato principalmente sul 85º e 100º reggimento fucilieri da montagna, un reggimento di artiglieria da montagna e il Kampfgruppe “Bode”, composto dal 576º reggimento della 305ª Divisione di Fanteria e dal 3º battaglione fucilieri da montagna.
Contro di loro furono schierate le forze nordafricane del Corpo di Spedizione Francese del generale Alphonse Juin, composte dalla 2ª Divisione di Fanteria marocchina (4º, 5º, 8º reggimento, comandati dal generale Dody) e dalla 3ª Divisione di Fanteria algerina (3º, 4º, 7º reggimento del generale De Monsabert). Il piano approvato dal generale Juin prevedeva lo sfondamento della Linea Gustav e l’attacco da San Biagio Saracinisco verso Atina, per aggirare le linee tedesche e puntare su Roccasecca, alle spalle delle principali difese tedesche nella valle del Liri sotto Cassino.
![Ricordi dei fucilieri da montagna tedeschi recuperati a San Biagio Saracinisco. [collezione K. Piotrowski]](https://www.polacchiinitalia.it/wp-content/uploads/2025/07/11.jpg)
Il 12 dicembre, il generale André Dody ricevette l’ordine di attaccare in direzione di San Biagio Saracinisco. Di fronte a lui si trovava la 305ª Divisione di Fanteria, comandata dal generale Hauck.
Il 14 dicembre 1943, la 5ª Divisione Cacciatori di Montagna venne incaricata di rilevare la 305ª Divisione di Fanteria e di assumere il fronte nei Monti della Meta e nelle Mainarde.
Già il 16 dicembre, in un audace attacco, le forze nordafricane conquistarono Monte Pantano, e alla fine del mese continuarono intensi e accaniti combattimenti, respingendo i contrattacchi del 115º Reggimento Granatieri Corazzati e del 100º Reggimento Cacciatori di Montagna.

La decisione del comando tedesco di affidare la difesa del settore della Linea Gustav alla 5ª Divisione Cacciatori di Montagna, esperta in combattimenti duri e prolungati, dimostra l’importanza strategica dell’area. All’interno della divisione, il 85° reggimento fu opposto alla 2ª Divisione marocchina e il 100° reggimento alla 3ª Divisione algerina.
Furono combattute aspre battaglie per le alture 1025 e 1029 (i Gemelli), nonché per la Costa San Pietro (1450 m s.l.m.), riconquistata durante i contrattacchi condotti dalle truppe di granatieri del 115° reggimento, che respinsero i soldati dell’8° reggimento marocchino. La Costa San Pietro aveva un’importanza strategica fondamentale, poiché da lì si pianificava la prosecuzione dell’attacco verso San Biagio Saracinisco – cittadina protetta da un solido anello di fortificazioni.

Il 10 febbraio 1944, il comando della 5ª Divisione da montagna passò da Gen. Ringel a Max Schrank, e l’unità fu incorporata nel LI Gebirgsarmee Korps (51° Corpo d’Armata da Montagna), comandato dal generale Feuerstein. Le forze della quinta divisione furono rafforzate con il 4º Battaglione Alpino (4. Hochgebirgsbataillon) sotto il comando del maggiore Ruffin, mentre il 85º reggimento fu nuovamente schierato nella zona di San Biagio Saracinisco.
Il 13 gennaio 1944, i soldati del 7º reggimento marocchino, con un audace attacco, conquistarono Monte Monna Casale, Monte Passero e Monte Monna Acquafondata. Tuttavia, subirono pesanti perdite. Anche le forze tedesche erano esauste per l’intensità dei combattimenti, e il 1º battaglione dell’85º Reggimento di cacciatori da montagna (85. Gebirgsjäger Regiment) fu praticamente annientato.


Il 21 gennaio l’offensiva fu ripresa con due reggimenti marocchini, con l’obiettivo di conquistare Monte Santa Croce – una posizione difesa dall’8º Reggimento Granatieri Corazzati (8. Panzergrenadier Regiment). L’importanza di questa altura era fondamentale per la difesa tedesca, in quanto bloccava l’accesso alla strada che conduceva verso Atina e Sora. Monte Santa Croce passò più volte di mano durante numerosi attacchi e contrattacchi. I combattimenti per questa posizione durarono fino al 24 gennaio e furono interrotti, dal lato marocchino, per ordine del generale Juin, che – di fronte all’insuccesso – decise di cambiare piano e dirigere l’attacco della 3ª Divisione di fanteria algerina su Monte Belvedere, situato alle spalle di Monte Cifalco.

La prima fase della battaglia delle Mainarde, descritta a grandi linee, fu caratterizzata dalla ferocia degli attacchi e dei contrattacchi. Si verificarono ripetuti scontri diretti, durante i quali si combatteva a distanza ravvicinata per il controllo di determinati punti strategici del terreno. È importante ricordare che le operazioni offensive si svolsero in condizioni ambientali e atmosferiche estremamente difficili, e che entrambe le parti subirono gravi perdite tra le truppe impegnate nei combattimenti diretti.



La Kresowa nelle Mainarde
I ripetuti tentativi del 15º Gruppo d’Armate di sfondare la difesa tedesca nel settore di Cassino per penetrare nella valle del Liri fallirono nei mesi di gennaio, febbraio e successivamente marzo del 1944. La situazione generale sul fronte italiano dalla fine del 1943 era difficile e, nonostante la superiorità tecnica degli Alleati, non si ottenevano progressi significativi.
Nel frattempo fu presa la decisione di trasferire il 2º Corpo d’Armata Polacco dall’Egitto ai porti italiani per sostenere le esauste truppe alleate. L’operazione di trasporto fu assicurata dalle autorità militari britanniche e si trattò di un processo complesso, durato circa quattro mesi. Le decisioni finali riguardanti lo spostamento delle forze polacche e i principi del loro impiego sul fronte italiano furono prese a Londra il 4 gennaio 1944 durante i colloqui tra il generale Sosnkowski e il generale Wilson.
“La nostra 5ª DIVISIONE DI FANTERIA KRESOWA, nella quale abbiamo l’onore di servire, è nata nel settembre 1941 a Tatiszczewo e Tock nel territorio russo. È nata nel dolore della guerra mondiale. La sua culla fu una terra straniera, ostile a noi, e i primi figli della Divisione furono polacchi, prigionieri e deportati di ieri, martiri del XX secolo. Affamati, infreddoliti ed esausti, questi soldati ripresero le armi per combattere per la libertà della Polonia, guidati dalla visione di una Vilnius e di una Leopoli polacche e libere.”
(dal discorso del generale Nikodem Sulik rivolto ai soldati della Divisione Kresowa al termine delle battaglie in Italia, 8 maggio 1945)
Nel dicembre 1943, fu la 3ª Divisione Fucilieri Carpatici a sbarcare per prima nel porto di Taranto e venne schierata nella zona del fiume Sangro. In seguito, il 25 gennaio 1944, giunsero in Italia il comando del Corpo polacco e la maggior parte dell’artiglieria. In quel periodo, il 2º Corpo Polacco fu assegnato all’8ª Armata britannica. Lo stato maggiore del Corpo fu organizzato a Mottola e, dall’8 febbraio, trasferito a Vinchiaturo.

L’impiego delle forze del II Corpo d’Armata Polacco rappresentò un prezioso rinforzo per gli Alleati su questo teatro di guerra. Era tuttavia necessario familiarizzare i reparti polacchi con le nuove condizioni del fronte e del terreno. Il generale Oliver Leese, comandante dell’8ª Armata britannica, decise che la Divisione Carpazica avrebbe assunto il settore fino ad allora occupato dalla 78ª Divisione di Fanteria britannica, mentre la Divisione Kresowa (di confine orientale) quello della 2ª Divisione di Fanteria marocchina nella zona del massiccio del Mainarde.
Gli ordini generali emanati dal comando dell’8ª Armata non precisavano tuttavia i compiti del II Corpo Polacco, ma assegnavano unicamente un settore per operazioni difensive.
A sud della 3ª Divisione Carpazica, all’inizio di febbraio, era schierata in posizione difensiva la 2ª Divisione di Fanteria marocchina, parte della 5ª Armata americana. Tra il 9 e il 15 febbraio, il fianco destro delle truppe nordafricane fu, secondo gli ordini, rilevato dal 1° Raggruppamento Motorizzato italiano, messo a disposizione dagli americani e subordinato al Corpo di Spedizione Francese.
La 5ª Divisione di Fanteria Kresowa giunse via mare dall’Egitto in Italia nel corso di febbraio e fino alla metà di marzo 1944. Lo sbarco dell’ultimo reparto della Divisione a Taranto si concluse il 15 marzo 1944, e le unità furono progressivamente inoltrate sul fronte nella zona del Mainarde. Il 19 marzo 1944, il Reparto Operativo del Comando del II Corpo Polacco emanò delle Linee Guida per i Comandi delle Grandi Unità. Secondo tali ordini, alla Divisione Kresowa fu affidato il compito di rilevare, tra il 21 marzo e il 2 aprile, la logorata 2ª Divisione marocchina tra Castel San Vincenzo e la quota 850, presso le sorgenti del fiume Rapido.

Lo spostamento del raggruppamento della 5ª Brigata di Fanteria Wilenska, con il 17° Battaglione di Fucilieri di Leopoli, dalla zona di Vinchiaturo–Campobasso verso l’area di Scapoli e Filignano fu effettuato il 21-22 marzo. Il raggruppamento della 6ª Brigata di Fanteria di Leopoli (16° e 18° battaglione) giunse invece nella zona di Fornelli tra il 24 e il 26 marzo. Contemporaneamente, al gruppo di artiglieria del Corpo Polacco fu assegnato il compito di occupare le postazioni fino ad allora detenute dalla 13ª brigata di artiglieria americana.
Nella prima fase, il 13° battaglione, il 22-23 marzo, rilevò il battaglione del 5° Reggimento di Fucilieri marocchini presso la postazione di Colle San Pietro. Nello stesso tempo entrarono in posizione il 5° Reggimento di Artiglieria Leggera e un gruppo del 4° Reggimento di Artiglieria Leggera.
Il settore di fuoco precedentemente occupato dall’artiglieria del Corpo di Spedizione Francese fu assunto dal gruppo di artiglieria del Corpo Polacco. Le posizioni della 13ª brigata di artiglieria americana erano situate lungo la stretta strada tra Colli a Volturno e San Biagio Saracinisco. Su questo tratto rimase il 11° Reggimento di Artiglieria Leggera italiano.
Data l’importanza del settore della Divisione Kresowa, fu assegnato un raggruppamento di combattimento italiano composto da circa 7.000 uomini, insieme a un gruppo di artiglieria polacca formato dall’11° Reggimento di Artiglieria Pesante e dal 7° Reggimento di Artiglieria a Cavallo. Il gruppo italiano del generale Umberto Utili, sul settore “Mare”, comprendeva il 68° Reggimento di Fanteria (due battaglioni), il 29° Battaglione Bersaglieri, il 33° Battaglione Alpini, il battaglione paracadutisti (185°), il 5° battaglione anticarro, due gruppi dell’11° Reggimento di Artiglieria Leggera e un battaglione del genio.

Il settore sud-occidentale della difesa polacca, affidato alla 5ª Divisione Kresowa, si sviluppava in prima linea da Castel San Vincenzo (dove era stanziata una compagnia e un reparto dei Carpatici), lungo i versanti orientali del Monte Castelnuovo e verso ovest fino alle sorgenti del fiume Rapido.
La retroguardia e il nucleo difensivo della Divisione Kresowa erano costituiti dalle alture di Monte Passero e Monte Monna Casale, nonché dalla zona tra Colli a Volturno e Fornelli, dove erano dislocati in riserva due battaglioni polacchi (16° e 18°) e due battaglioni italiani (29° e 33°), in previsione di un eventuale contrattacco tedesco.

Il comandante della Divisione Kresowa, generale Nikodem Sulik, suddivise il settore di difesa in due zone distinte. Il settore chiave, denominato “San Biagio”, fu affidato alla 5ª Brigata di Fanteria Wilenska, rafforzata dal 17° Battaglione di Fucilieri di Leopoli e da due compagnie di mitragliatrici pesanti. Questa forza costituiva la principale linea di difesa lungo la strada San Biagio Saracinisco – Cerasuolo. Il settore “Mare” fu invece assegnato al raggruppamento italiano, con il compito di difendere l’area tra Monte Marrone e Colli a Volturno da un possibile attacco proveniente da Alfedena attraverso Pizzone in direzione della valle del Volturno.


A supporto di entrambi i gruppi da combattimento in caso di attacco tedesco vi erano le forze della 6ª Brigata di Fanteria di Leopoli (senza il 17° battaglione), dislocate tra Fornelli e Colli a Volturno, e due battaglioni italiani. In riserva per la 5ª Brigata Wilenska fu designato il 14° battaglione, stanziato nei pressi di Collemacchia.
Durante lo svolgimento delle operazioni difensive, la 5ª Divisione Kresowa ampliò le proprie posizioni in profondità, attestandosi lungo la linea Rocchetta a Volturno – Scapoli – Cerasuolo – Cardito, sfruttando anche le alture di Monte Passero e Monte Monna Casale.
Il fuoco dell’artiglieria fu concentrato soprattutto sul settore “San Biagio”, affidato al 5° Reggimento di Artiglieria Leggera e a un gruppo del 4° Reggimento di Artiglieria Leggera, che stabilirono le loro postazioni a ovest di Cerasuolo. I pezzi del 6° Reggimento furono posizionati sul versante occidentale del Monte Monna Casale, mentre le batterie del 10° e 11° Reggimento di Artiglieria Pesante e del 7° Reggimento di Artiglieria a Cavallo si trovavano a est di Cerasuolo. Nella stessa zona si trovavano anche le postazioni di due gruppi dell’11° Reggimento italiano di Artiglieria Leggera. Il compito generale dell’artiglieria polacca, che forniva un supporto determinante, era quello di colpire le posizioni nemiche identificate e condurre fuoco di disturbo e interdizione a lungo raggio.

Dalle postazioni ereditate dai marocchini, lungo la linea Cardito Vecchio – Colle Martino – Monte il Lago – Monte Passero, era possibile solo un’osservazione frammentaria delle posizioni tedesche, limitata soprattutto dalla presenza dominante del Monte Marrone (1805 m s.l.m.). Da questa cima si godeva di un’ampia visuale circolare su un lungo tratto del fronte e del retroterra polacco.

Considerata la situazione generale del II Corpo d’Armata Polacco in un terreno così complesso e con un fronte che si estendeva per circa 60 km tra la Divisione Carpazica e quella Kresowa, le uniche operazioni possibili erano quelle difensive. Esse consistevano nella protezione delle linee di comunicazione e del retrofronte dell’8ª Armata britannica. Secondo il generale Anders, era prioritario mettere in sicurezza il settore sud-occidentale, da dove i tedeschi avrebbero potuto lanciare un’offensiva verso Isernia e Venafro. Un simile attacco avrebbe minacciato seriamente le retrovie delle forze alleate impegnate nel tentativo di sfondare le difese tedesche sul fronte di Cassino. Da ciò derivava l’importanza delle azioni difensive della 5ª Divisione Kresowa nella zona di Monte Santa Croce e lungo la strada per Isernia, nonché della 3ª Divisione Carpazica nell’area di Montenero e Castel San Vincenzo, a difesa contro un’eventuale avanzata tedesca da Alfedena verso Isernia.
Il compito principale della Divisione Kresowa era mantenere la linea difensiva nel settore rilevato dalla divisione marocchina.
Per conoscere la forza e le intenzioni del nemico, si effettuavano pattugliamenti sul campo, si bombardavano obiettivi selezionati e si riconoscevano e segnalavano i campi minati. A causa della posizione sfavorevole sul terreno, tali azioni erano svolte solo di notte, poiché il nemico aveva un’ottima visibilità sulle posizioni polacche. Durante le azioni notturne, venivano predisposti agguati allo scopo di catturare prigionieri. Le difficili condizioni ambientali, con neve persistente, freddo e umidità, imposero la costruzione di rifugi lungo la linea difensiva e il dislocamento delle truppe negli edifici dei villaggi e delle cittadine circostanti.
Dopo aver riconosciuto la presenza di nuovi reparti sul fronte, i tedeschi avviarono operazioni volte a indebolire il morale delle truppe polacche. In questo scopo, furono trasmesse emissioni radio dalla stazione “Wanda”, messaggi propagandistici da veicoli mobili dotati di altoparlanti, e furono lanciate in aria migliaia di volantini in lingua polacca.
Il 2 marzo 1944 giunse una segnalazione dalla Polonia secondo la quale presso la Tipografia Nazionale di Cracovia erano in preparazione grandi quantità di volantini destinati ai soldati polacchi presenti in Italia.

La propaganda tedesca non raggiunse tuttavia l’effetto desiderato, poiché solo pochi soldati polacchi passarono dalla parte del nemico.
Il 4 marzo 1944, a Colli a Volturno, il generale Anders incontrò il generale Juin. Durante il colloquio vennero discusse le modalità del passaggio di consegne del settore e l’importanza della minaccia proveniente dal Monte Marrone e dalle due direzioni previste di un possibile attacco tedesco. Il compito principale, ampiamente sottolineato, affidato alle unità della Divisione dei Confini Orientali (Dywizja Kresowa) dopo la presa in consegna delle posizioni dalla 2ª Divisione marocchina, fu la difesa dell’area del Monte Santa Croce da un possibile attacco partente da San Biagio Saracinisco, che poteva proseguire lungo la strada per Isernia e lungo la rotabile secondaria verso Venafro.
Il tratto avanzato del fronte affidato alla Brigata di Vilnius era relativamente stabile. Il nemico non mostrava attività offensive significative, a parte azioni di pattugliamento e fuoco di disturbo da parte dell’artiglieria e dei mortai. Gli spostamenti durante il giorno erano ridotti al minimo, mentre le truppe tedesche sfruttavano le ottime condizioni di osservazione da posizioni elevate. Il rifornimento alle unità avveniva di notte tramite trasporti someggiati, data la difficoltà del terreno.
La difesa nemica più intensa si concentrava nel settore di San Biagio Saracinisco, dove le posizioni difensive raggiungevano una profondità di due chilometri e risultavano rafforzate da punti fortificati. Questo tratto era presidiato dal 85° Reggimento di Fucilieri da Montagna, mentre più a ovest operava il 100° Reggimento di Fucilieri da Montagna.
A metà marzo 1944, il generale Anders avanzò la proposta di conquistare il Monte Marrone, considerato di grande importanza per la tenuta difensiva della Divisione Kresowa. Dal Monte Marrone si dominava visivamente, in modo circolare e profondo, le posizioni polacche. L’importanza dell’osservazione generale e del controllo del fuoco d’artiglieria dalla vetta poteva essere paragonata a quella del Monte Cairo durante la battaglia di Monte Cassino. La gravità della minaccia proveniente dal Monte Marrone fu riconosciuta anche dal comandante della 2ª Divisione di fanteria, generale Dody, e divenne uno dei temi principali del colloquio tenutosi il 10 marzo 1944 tra Anders e il comandante della divisione nordafricana, al momento del passaggio di consegne alla Divisione Kresowa.
Il tratto sud-occidentale della linea difensiva polacca, affidato alla 5ª Divisione dei Confini Orientali (5. KDP), si estendeva in prima linea da Castel S. Vincenzo (dove era dislocata una compagnia) lungo i pendii orientali del Monte Castelnuovo e proseguiva a ovest fino alle sorgenti del fiume Rapido. I rifornimenti per le unità del 2° Corpo polacco provenivano dai depositi presso la stazione ferroviaria di Lucera, dal centro logistico da campo di Campobasso e dalla stazione ferroviaria di Polo Matese (nei pressi di Bojano).
Per le esigenze sanitarie, nelle retrovie fu allestito il 3° Ospedale da Guerra polacco a Palagiano, mentre i feriti che richiedevano cure più lunghe venivano evacuati al 50° ospedale britannico di Termoli.
L’avamposto del comando della Divisione Kresowa fu dislocato nella cittadina di Montaquila.
Nei giorni 25-26 marzo, i 15° e 17° battaglione polacchi rilevarono i due restanti battaglioni marocchini presso Monte S. Croce e Colle dell’Arena. Le altre unità della Divisione Kresowa – il 5° Battaglione Genio, il 5° Battaglione Mitraglieri e il 5° Reggimento Artiglieria Contraerea – arrivarono il 24-25 marzo nei pressi di Collemacchia e Colli a Volturno. Il battaglione mitraglieri e quello del genio furono assegnati ai singoli battaglioni di fanteria lungo la linea avanzata di difesa “San Biagio”, mentre le unità di artiglieria divisionale si posizionarono a nord di Cerasuolo e del Monte Monna Casale. Nel frattempo, l’11° Reggimento di Artiglieria Pesante, una batteria del 10° Reggimento Artiglieria Contraerea e il 7° Reggimento Anticarro rilevarono le posizioni dei predecessori sui versanti occidentali di La Falconara.
A Isernia venne istituito il 5° Centro Sanitario di Evacuazione, mentre a Campobasso fu allestito il 2° ospedale da guerra polacco, con una capacità di 800 posti letto. Le unità italiane assegnate al settore operavano in autonomia per quanto riguardava l’evacuazione dei feriti.
A Monteroduni furono allestite officine per il servizio tecnico-logistico e fu creato un cimitero provvisorio per i caduti della Divisione Kresowa.
«La visione della libertà della Patria fu la loro stella polare, mentre avanzavano dalle taighe e dalle tundre siberiane fino a Tatiszczewo e Tockoje, a piedi, verso le file dell’Esercito Polacco». (dal proclama del gen. Nikodem Sulik rivolto ai soldati della Divisione Kresowa alla fine della campagna d’Italia, 8 maggio 1945)
Il 23 marzo il generale Anders prese la decisione di partecipare alla successiva offensiva volta a rompere la linea di difesa tedesca Gustav. Al 2° Corpo Polacco fu assegnato il settore più difficile per l’attacco, nel massiccio montuoso Monte Cassino – Monte Cairo.
Presso le postazioni della Divisione Kresowa giunse in visita in Italia il Comandante Supremo, generale Kazimierz Sosnkowski. Il 3 aprile, il generale Sosnkowski si recò a piedi, accompagnato dal colonnello M. Baczkowski, alle posizioni avanzate della 4ª compagnia del 17° Battaglione Fucilieri di Leopoli, comandata dal capitano L. Michalewski.
Nei primi giorni di aprile, la Brigata di Vilnius fu rilevata dai battaglioni della 6ª Brigata di Fanteria di Leopoli, fino ad allora tenuti in riserva.
Il compito offensivo più importante assegnato alla Divisione Kresowa fu l’attacco delle forze italiane designate all’alba del 31 marzo, con l’obiettivo di conquistare il Monte Marrone. I colloqui preliminari per la conquista del Monte Marrone si svolsero tra il comandante della 2ª Divisione marocchina e quello del raggruppamento motorizzato italiano, nel periodo in cui il 1° Raggruppamento Motorizzato era inquadrato nella FKE (French Expeditionary Corps). Tuttavia, l’ostilità francese nei confronti degli italiani, derivante dalle esperienze dei primi anni di guerra, fece sospendere il piano d’attacco. La situazione cambiò con l’assegnazione operativa delle truppe del generale Umberto Utili al 2° Corpo Polacco. Il generale Anders approvò il piano di conquista del Monte Marrone, fonte quotidiana di minaccia.
Per conquistare la montagna dominante furono incaricati il 33° Battaglione Alpini “Piemonte” e il 185° Battaglione Paracadutisti, a cui fu affidato il compito di occupare il margine settentrionale del crinale. In riserva fu tenuto il 29° Battaglione Bersaglieri.
Il 31 marzo 1944, alle ore 3:30, iniziò la scalata e l’attacco furtivo al Monte Marrone. Non fu incontrata alcuna resistenza da parte tedesca, circostanza che costituì una completa sorpresa. Nelle ore del mattino, l’intero crinale della montagna fu conquistato senza che venisse sparato un solo colpo. In conseguenza di ciò, fu creata una nuova linea avanzata di difesa da Casone Mainarde attraverso la quota 1478 – Monte Marrone (1805 m) – quota 1344 – quota 970 – quota 1214 fino al Colle Jardini.
Il supporto di fuoco durante l’attacco della fanteria italiana fu fornito dai cannoni del 2° Gruppo d’Artiglieria polacco, da parte dell’artiglieria della Divisione Kresowa e della Divisione dei Carpazi, nonché dall’11° Reggimento Artiglieria da Campagna italiano.

Tutti i tentativi di riconquista del Monte Marrone effettuati dal 3° battaglione di fucilieri da montagna furono respinti dal fuoco dei fucili e dell’artiglieria polacca. L’ultimo attacco tedesco, tra il 9 e il 10 aprile, fu anch’esso respinto con pesanti perdite.
In vista dell’impiego del 2° Corpo Polacco nella quarta battaglia di Monte Cassino, il 2 aprile 1944 fu emesso un ordine da parte del Comando di Corpo per il passaggio di consegne delle posizioni polacche tra l’8 e il 17 aprile al 10° Corpo Britannico. La linea difensiva finora occupata dalla Divisione Kresowa fu rilevata dalle truppe della 2ª Divisione Neozelandese, alle cui dipendenze fu posta anche l’unità motorizzata italiana. Il 18 aprile, il 1° Raggruppamento Motorizzato fu trasformato nel Corpo Italiano di Liberazione, che fu nuovamente assegnato al 2° Corpo Polacco dopo la battaglia di Monte Cassino, per le operazioni sul fronte adriatico, e nel 1945, come Raggruppamento Friuli, nella battaglia di Bologna.
Nel frattempo, il settore operativo della Divisione Kresowa si trovava sul fianco occidentale delle forze del 2º Corpo Polacco, dalla cresta dei monti presenti nella riserva naturale di Mainarde fino alla località di San Biagio Saracinisco. Quest’area coincide con il territorio che in seguito sarebbe diventato parte del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Fronte invernale 1943–44
Nell’autunno del 1943, le forze alleate persero lo slancio offensivo a causa della decisione del comando tedesco di stabilire una linea difensiva organizzata, la cosiddetta “linea invernale”. Le operazioni belliche si spostarono in zone montuose e climaticamente difficili, caratterizzate da altitudini elevate, neve e gelo. Le truppe polacche furono inviate in questo settore per sostituire unità britanniche esauste.

I combattimenti precedenti a Mainarde
La presa del settore di Mainarde e del fiume Sangro da parte delle truppe polacche avvenne, come nel caso della quarta battaglia di Monte Cassino, dopo l’avanzata e i combattimenti delle truppe alleate. I soldati polacchi dovettero affrontare difficili condizioni di terreno e resistenza tedesca, svolgendo azioni di pattugliamento, occupazione di alture strategiche e preparazione di posizioni difensive.
La Kresowa nelle Mainarde
I ripetuti tentativi del 15º Gruppo d’Armate di sfondare la difesa tedesca nel settore di Cassino per penetrare nella valle del Liri fallirono nei mesi di gennaio, febbraio e successivamente marzo del 1944. I comandi alleati dovettero quindi rafforzare le loro posizioni e assegnarono alla 5ª Divisione Kresowa il compito di occupare il difficile settore montano.
Il comando della 5ª Divisione Kresowa era affidato al generale Nikodem Sulik, il quale, nonostante le condizioni proibitive, organizzò una difesa efficace con pattuglie mobili, appoggiata dall’artiglieria e da postazioni ben camuffate. Le truppe si trovarono a dover costruire ricoveri sotto la neve e a difendere posizioni a quote superiori ai 1400 metri.
Le condizioni meteorologiche causarono numerose vittime per congelamento. Inoltre, il comando tedesco tentò diverse offensive locali che vennero respinte grazie alla preparazione e al sacrificio dei soldati polacchi.


Conquista di Monte Marrone
Il compito offensivo più importante assegnato alla Divisione Kresowa fu l’attacco delle forze italiane designate all’alba del 31 marzo, con l’obiettivo di conquistare il Monte Marrone. Questo obiettivo aveva un valore strategico per il controllo dell’area e per il futuro aggiramento delle linee tedesche a Cassino.
L’attacco fu preparato in segreto con marce notturne, trasporto di munizioni e posizionamento di reparti scelti, tra cui il battaglione esploratori del capitano Władysław Pniak. Dopo un duro combattimento a contatto ravvicinato, le truppe polacche conquistarono la vetta e resistettero a ripetuti contrattacchi nemici.
L’operazione segnò un’importante vittoria morale e militare, testimoniata anche dalla visita del generale Anders sul luogo e dalla successiva decorazione al valor militare dei partecipanti.
Questo articolo è dedicato al Professore Wojciech Narębski.
Krzysztof Piotrowski












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