STORIA

I LUOGHI POLACCHI SULL’ITINERARIO IGNAZIANO A ROMA

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“Sant’Ignazio di Loyola (1491-1556) lasciò un’impronta importante a Roma, città in cui si trasferì nel 1537 e in cui avviò le attività della Compagnia di Gesù.”

In occasione dell’Anno Ignaziano (20 maggio 2021-31 luglio 2022) e della festa di sant’Ignazio (31 luglio) vogliamo presentare due luoghi Ignaziani strettamente legati alla presenza polacca a Roma: la Casa Generalizia dei Padri Risurrezionisti in via di S. Sebastianello e il palazzo Delfini – la proprietà della Chiesa S. Stanislao dei polacchi a Roma.

Per conoscere meglio i luoghi Ignaziani a Roma consigliamo queste due fonti:

1. Padre Paolo Monaco S.I. “Itinerari Ignaziani a Roma” scaricabile in pdf dal sito www.raggionline.com (Cf. A.M. De Aldama S.I., Roma Ignaziana. Sulle orme di sant’Ignazio di Loyola, PIEMME Ed., 1990)

2. Padre Manuel Ruiz Jurando S.I. “I luoghi di sant’Ignazio di Loyola a Roma” (Elledici e Velar Ed. 2011) in vendita online su www.elledici.org

REDAZIONE

ITINERARI IGNAZIANI A ROMA – SCARICA PDF>>>

Casa dei Risurrezionisti* (via di San Sebastianello, 11)

“Era costruita sopra la casa di campagna di Quirino Garzoni, che fu la prima casa in cui abitò Ignazio a Roma. In essa visse il Santo, prima con Pietro Favre e Diego Laínez (novembre 1537 – aprile 1538) e poi con tutti i compagni (da aprile a giugno 1538). Sono del tempo di sant’Ignazio il piano inferiore e la grotta che si trova nel cortile d’ingresso, a destra, sopra la quale si vede ancora lo stemma dei Garzoni: un’aquila nera sopra una rosa rossa.

Da qui usciva ogni giorno Ignazio per dare gli Esercizi spirituali contemporaneamente a vari esercitanti, tanto distanti tra loro, che uno abitava presso Santa Maria Maggiore e un altro presso Ponte Sisto.

Mentre i primi Padri vivevano qui, i seguaci di Agostino Mainardi, un predicatore agostiniano che in seguito abbandonò il suo Ordine e fondò una chiesa protestante, scatenarono una persecuzione contro di loro, accusandoli di essere luterani travestiti e di essere stati processati in Spagna, a Parigi e a Venezia per la loro vita immorale e le loro eresie. Gli amici incominciarono ad allontanarsi da loro. Anche qualche candidato abbandonò la vocazione, come il maestro parigino Lorenzo Garcia, nonostante Ignazio avesse avuto una lunga conversazione con lui nella grotta di cui si è detto; in seguito Garcia riconobbe il suo errore.

Il cardinale de Cupis consigliò a Quirino Garzoni di sfrattare i Padri dalla sua casa, Garzoni incaricò il giardiniere di sorvegliarli. Questi però rispose che erano uomini santi; che, anche se venivano forniti loro dei letti, dormivano sempre per terra sopra stuoie; che, quando ricevevano viveri, li distribuivano ai poveri. Nel 1609 il figlio di Quirino Garzoni vendette la casa e il podere al Collegio Romano, che lo ebbe in possesso fino al secolo XVIII.” (P. Monaco S.I. “Itinerari Ignaziani a Roma”)

*I Risurrezionisti (La Congregazione della Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo), sorti originariamente per l’assistenza alle comunità di emigrati polacchi, si dedicano oggi all’apostolato parrocchiale ed educativo. Nel 1885 la Congregazione stava cercando una nuova localizzazione a Roma e sorse l’opportunità di comprare l’edificio di un’osteria presso la via di San Sebastianello, conosciuto come “il Villino Margherita”. Il terreno era abbastanza grande da permettere la costruzione della chiesa. I Lasalliani, che abitavano nelle vicinanze, ferventemente sostenevano gli sforzi di P. Semenenko riguardo all’acquisto di questa proprietà. L’edificio fu comprato con la somma di 340000 franchi che fu prestata da un banchiere francese.
Nella primavera del 1886 i primi religiosi presero dimora nella nuova casa e si poterono iniziare sia le ristrutturazioni necessarie sia la costruzione della chiesa, fu consacrata il 5 novembre del 1889.
Una parte separata della proprietà è l’edificio del seminario per gli studenti che si preparano al sacerdozio. Inoltre esiste uno spazio riservato al convento delle suore polacche della Congregazione delle Suore Benedettine Samaritane che curano la sacrestia e la cucina. (https://www.resurrectionist.eu/it/curia-generalizia/casa-generalizia/)

Palazzo Delfini (via dei Delfini, 16)

“È costruito nel luogo in cui sorgeva la casa di Antonino Frangipani, che fu la terza casa in cui abitarono a Roma sant’Ignazio e i suoi compagni (ottobre 1538 – febbraio 1541).

Il padre Simone Rodrigues dice che questa casa era infestata da fantasmi, e perciò nessuno voleva viverci; effettivamente nei primi giorni i Padri udirono strani rumori durante la notte, come di piatti e brocche che si rompevano e di qualcuno che bussava alla porta… Uno scritto anonimo del 1584 dice che, quando si costruì l’edificio attuale, si conservò la stanza dove era vissuto sant’Ignazio, per la profonda venerazione che professava verso di lui il costruttore Mario Delfini. Al pianoterra si conservano in realtà due piccole stanze del secolo XIV o XV.

Alla fine del novembre 1538, i primi Padri che vivevano qui si presentarono al papa Paolo III, in compimento del voto di Montmartre, «perché Sua Santità li dividesse a maggior gloria di Dio, secondo la loro intenzione di andare per il mondo e, se non ottenessero il desiderato frutto spirituale in un luogo, passassero dall’uno all’altro, cercando la maggior gloria di Dio nostro Signore e l’aiuto delle anime» (Costituzioni, n. 605). Paolo III accettò l’offerta, ma chiese che, per il momento, rimanessero a Roma ad evangelizzare.

Nell’inverno 1538-39 fece più freddo del solito. A questo si aggiunse una terribile carestia a Roma e dintorni.

Nelle strade si incontravano i poveri, morti di fame e di freddo. I Padri della Compagnia cominciarono a portare i poveri in questa casa. Con le elemosine di cui essi stessi vivevano, fornivano loro qualche aiuto, pane e paglia, e per i più infermi anche un letto. Inoltre insegnavano loro la dottrina cristiana. Il numero dei poveri che venivano soccorsi crebbe fino a 200, 300 e quasi 400 al giorno, per un totale di 3000 persone su una popolazione di 40.000 abitanti. La carità dei Padri fece impressione nella città. «Alcune persone autorevoli, non solo facevano l’elemosina per sostenere le spese, ma venivano anche di notte con le lanterne in mano, per vedere la carità che si usava verso i poveri» (Polanco).

Qui entrò in Compagnia il primo gesuita italiano, nel 1539, il padre Pietro Codacio (Codazzi, 1507-1549), canonico di Lodi e ciambellano del papa Clemente VII.

Nella primavera del 1539 si tennero in questa casa le famose deliberazioni sulla fondazione della Compagnia come ordine religioso, conosciute con il nome di Deliberatio primorum Patrum.

In una prima serie di incontri decisero di rimanere uniti formando un corpo, nello stato di obbedienza religiosa. Essi confermarono questa decisione durante una messa celebrata da Pietro Favre il 13 aprile. Nella seconda serie di incontri, conclusa il 24 giugno, definirono alcuni punti essenziali del nuovo istituto e redassero la Regolao Formula che avrebbero sottoposto all’approvazione del Papa. Da questa casa partirono, per le prime missioni pontificie nel 1539, i padri Broët e Rodrigues con Francesco Estrada per Siena alla fine di aprile, i padri Favre e Laínez per Parma e Piacenza il 20 giugno, e il padre Bobadilla per Napoli alla fine di settembre. Riferisce il padre Manareo che Ignazio in queste occasioni, salutando i partenti, era solito dire: «Id, encended, inflamad todo!» (Andate, accendete, infiammate tutto!).

Da qui partirono Simone Rodrigues e Francesco Saverio per il Portogallo e l’India, rispettivamente il 5 e il 15 marzo 1540. Era stato designato Bobadilla, ma una malattia gli impedì di andare. Quando Ignazio scelse il Saverio per sostituirlo, egli rispose semplicemente: «Bene, andiamo allora. Sono pronto». Infine da qui partì per gli studi il primo gruppo di scolastici: i quattro che, con il padre Diego de Eguía come superiore, alla fine di aprile del 1540 andarono a studiare all’università di Parigi.” (P. Monaco S.I. “Itinerari Ignaziani a Roma”)

Targa commemorativa sul palazzo Delfini a Roma (Fot. A. Rola-Bruni)
Agata Rola-Bruni
Giornalista, appassionata dell'arte e della natura, ricercatrice nel campo di "momenti polacchi" a Roma.

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